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Cinema perduto: quanti film non abbiamo mai avuto la possibilità di vedere?

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Sapere che un film è perduto è già strano, ma la parte più inquietante arriva subito dopo: quanti altri sono scomparsi senza lasciare abbastanza tracce perché qualcuno possa perfino considerarli tali? Quando pensiamo alla storia del cinema immaginiamo un patrimonio immenso, fatto di titoli famosi, opere dimenticate, vecchie pellicole recuperate dalle cineteche e film che aspettano soltanto uno spettatore abbastanza curioso da cercarli. Quella storia, però, è molto meno completa di quanto sembri, perché il cinema che conosciamo è soltanto quello che è riuscito ad arrivare fino a noi. Tutto il resto occupa una zona difficile persino da misurare, nella quale finiscono opere distrutte, copie mutilate, versioni censurate, film rimasti per decenni chiusi in depositi, materiali conservati sotto titoli sbagliati e produzioni delle quali oggi possediamo magari soltanto qualche fotografia o una recensione ingiallita. Il problema comincia proprio dal tentativo di fare un conto, perché non esiste ...

Quando il silenzio pesa

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Provate a pensarci: quanto tempo passa, durante una giornata normale, senza che qualcosa produca un suono intorno a noi? La televisione resta accesa mentre facciamo altro, il telefono ci accompagna anche nei pochi minuti di attesa, in macchina parte automaticamente la musica e mentre cuciniamo scegliamo un podcast o un video da ascoltare. Non significa necessariamente che siamo diventati incapaci di sopportare la quiete, ma è curioso notare quanto raramente la lasciamo arrivare davvero. Appena compare uno spazio vuoto, spesso sentiamo quasi il bisogno di riempirlo, come se il silenzio fosse qualcosa di incompleto e spettasse a noi sistemarlo. Il punto è che stare in silenzio non significa soltanto non sentire rumori. Quando intorno tutto rallenta, diventano più evidenti pensieri che durante la giornata riescono facilmente a confondersi con il resto. Può tornare alla mente una frase detta male, una preoccupazione che stavamo evitando, una decisione ancora da prendere oppure quella stran...

Salvare un vecchio film è davvero diverso dal restaurare un quadro?

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Quando un dipinto antico mostra una crepa, una zona scolorita o una parte della superficie che rischia di staccarsi, il bisogno di intervenire appare quasi immediatamente comprensibile: quell’opera esiste fisicamente davanti a noi e porta sulla propria materia i segni del tempo. Un vecchio film può dare un’impressione molto diversa, perché siamo abituati a pensarlo come qualcosa che semplicemente “si vede” su uno schermo e che, una volta realizzato, dovrebbe continuare a esistere da qualche parte. La realtà della conservazione cinematografica è molto meno rassicurante. Anche il cinema possiede un corpo materiale, fragile e deteriorabile, e salvarlo significa affrontare problemi che, pur con tecniche completamente differenti, possono ricordare sorprendentemente quelli incontrati davanti a un quadro. Una pellicola cinematografica non è un contenitore astratto di immagini. Le copie analogiche sono oggetti fisici composti da supporti e materiali fotografici che possono degradarsi, deformar...

Nella nostra testa

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  Una giornata può essere normalissima e diventare pesantissima senza che sia successo niente di davvero enorme. Basta una frase detta male, un messaggio visualizzato e lasciato lì, una telefonata che tarda ad arrivare oppure una persona che ci sembra più fredda del solito. Il fatto magari dura pochi secondi, ma nella nostra testa continua per ore. Lo riprendiamo, lo giriamo da tutte le parti, proviamo a capire che cosa volesse dire davvero quella persona e, senza accorgercene, costruiamo una storia molto più lunga dell'episodio da cui siamo partiti.Succede perché la mente odia i vuoti. Quando non sa qualcosa, prova a riempirla da sola. Se qualcuno non risponde, magari sta lavorando, è distratto, ha il telefono lontano oppure semplicemente non ha voglia di parlare in quel momento. Noi, però, potremmo già essere arrivati molto più avanti e aver deciso che è arrabbiato, che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato oppure che ci sta evitando. Nel frattempo quella persona magari sta solo fa...

L'altro Garibaldi. I «Diari» di Caprera, di Virman Cusenza

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L'altro Garibaldi. I «Diari» di Caprera, di Virman Cusenza, ha il merito di avvicinare Giuseppe Garibaldi senza rimpicciolirlo e senza trasformarlo nell'ennesima figura monumentale del Risorgimento, perché sceglie di entrare in quella parte della sua esistenza che normalmente rimane ai margini del racconto storico e proprio lì trova una personalità molto più complessa, concreta e sorprendente di quella fissata nell'immaginario collettivo. La forza del libro nasce soprattutto dal cambio di prospettiva, perché Caprera smette di essere semplicemente il luogo appartato nel quale l'eroe si ritira dopo le grandi imprese e diventa uno spazio vivo, attraversato da progetti, lavoro, relazioni, curiosità e osservazione continua. È affascinante scoprire quanto Garibaldi fosse coinvolto personalmente nella vita agricola dell'isola, quanto attenzione dedicasse alla terra, agli animali, alle coltivazioni, alle condizioni atmosferiche e alle innovazioni che potevano migliorare ciò...

Il tuo ritmo

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A forza di sentirci dire che dovremmo svegliarci presto, allenarci, meditare, leggere, bere acqua, scrivere sul diario e iniziare la giornata quando fuori è ancora buio, rischiamo davvero di convincerci che esista un modo giusto di vivere e che tutti gli altri siano soltanto versioni meno disciplinate dello stesso modello. Il problema non è alzarsi alle cinque del mattino, perché qualcuno può amare sinceramente quell’ora e sentirsi benissimo così, ma credere che un’abitudine funzionante per una persona debba diventare automaticamente una regola buona per tutti. Più passano gli anni, più questa idea comincia a stare stretta, perché nel frattempo cambiamo noi, cambia il corpo, cambia il modo in cui dormiamo, cambiano le energie e perfino il rapporto che abbiamo con il tempo. Quello che a vent’anni facevamo senza pensarci può richiederci uno sforzo diverso, mentre altre cose diventano più facili proprio perché abbiamo imparato a conoscerci meglio, a perdere meno tempo dietro ciò che non c...

Il museo ha bisogno degli influencer? La nuova battaglia per raccontare l’arte

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Per secoli il museo ha parlato con una voce riconoscibile: quella degli storici dell’arte, dei curatori, dei cataloghi, delle didascalie e delle guide specializzate. Entrare in una sala significava accettare anche un determinato modo di ricevere le informazioni, spesso rigoroso, competente e necessario, ma non sempre capace di stabilire una relazione immediata con chi non possedeva già gli strumenti per interpretare ciò che aveva davanti. Oggi quella voce non è scomparsa, ma accanto ad essa se ne stanno aggiungendo molte altre. Alcune arrivano da Instagram, TikTok e YouTube, parlano davanti alla fotocamera, utilizzano un linguaggio quotidiano e riescono a raccontare un dipinto in pochi minuti a persone che forse non avrebbero mai cercato spontaneamente una lezione di storia dell’arte. La presenza dei creator dentro la comunicazione museale non è più un fenomeno marginale. La National Gallery di Londra, per esempio, ha trasformato la collaborazione con i creatori digitali in un programm...

Hai davvero scelto tu cosa fare oggi?

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  La giornata comincia spesso prima ancora che abbiamo deciso come vogliamo viverla. Apriamo gli occhi, prendiamo il telefono, controlliamo l’ora e insieme all’ora arrivano messaggi, notifiche, mail, notizie, promemoria, richieste lasciate in sospeso dal giorno prima. Nel giro di pochi minuti siamo già dentro una serie di risposte, piccoli obblighi e pensieri che non avevamo scelto di affrontare proprio in quel momento. Eppure, se qualcuno ci chiedesse alla sera che cosa abbiamo fatto durante la giornata, probabilmente diremmo che abbiamo semplicemente seguito i nostri impegni. La domanda più interessante è un’altra: quanti di quegli impegni abbiamo davvero scelto noi? Non significa immaginare una vita nella quale possiamo fare soltanto ciò che desideriamo. Il lavoro ha orari, una famiglia ha necessità, studiare richiede disciplina, una casa va gestita e molte responsabilità non scompaiono perché abbiamo voglia di sentirci più liberi. La questione riguarda qualcosa di molto più sot...

Biennale che parla sottovoce: cosa significa “In Minor Key

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  In un presente che sembra premiare soprattutto ciò che riesce a farsi vedere, condividere e commentare rapidamente, scegliere per la Biennale Arte di Venezia un titolo come In Minor Keys ha qualcosa di sorprendentemente controcorrente. La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, aperta dal 9 maggio al 22 novembre 2026, nasce dal progetto curatoriale di Koyo Kouoh e porta dentro uno dei più grandi appuntamenti mondiali dell’arte contemporanea un’immagine che appartiene prima di tutto alla musica: quella delle tonalità minori. Pensare immediatamente alla tristezza, però, sarebbe riduttivo. Nel testo curatoriale ideato da Kouoh, la tonalità minore si allarga fino a comprendere il blues, la morna, il lamento, l’improvvisazione, la poesia, il sussurro e quelle frequenze più basse che richiedono attenzione per essere percepite. La mostra invita esplicitamente a diminuire la velocità e ad ascoltare ciò che rischia di perdersi nella confusione del presente. Non propone quindi un’arte più ...

Il cervello non è sempre stanco: a volte è semplicemente troppo pieno

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Arriva un momento della giornata in cui persino una domanda semplice sembra di troppo. Qualcuno ti chiede che cosa vuoi mangiare, quale film preferisci vedere, se domani puoi fare una certa cosa, e dentro di te senti nascere un’irritazione sproporzionata rispetto alla domanda. Non perché quella persona abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma perché decidere ancora, rispondere ancora, pensare ancora sembra richiedere uno spazio mentale che in quel momento non trovi più. La prima spiegazione che viene spontanea è quasi sempre la stessa: sono stanco. E naturalmente può essere vero. Esiste la stanchezza che arriva dopo aver dormito poco, lavorato troppo, affrontato giornate fisicamente impegnative o attraversato periodi nei quali recuperare energie è diventato difficile. Eppure esiste anche un’altra sensazione, molto simile e proprio per questo facile da confondere con la fatica: quella di avere la testa talmente occupata da non riuscire più ad accogliere nulla. Non serve aver compiuto impre...

Chi ha paura del genio del male?, di Daniela Di Benedetto

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La prima cosa che colpisce in  Chi ha paura del genio del male?  è il modo in cui Daniela Di Benedetto prende una figura enorme, minacciosa e quasi assoluta come il Genio del Male e la mette davanti a un problema decisamente inatteso: un piccolo paese che, semplicemente, non gli dà la soddisfazione di averne paura. È proprio da questo contrasto che nasce il fascino della storia, perché Damigiana diventa una specie di minuscola anomalia dentro un mondo ormai abituato alla cattiveria, e il potente Genio si ritrova costretto a dimostrare di essere davvero così invincibile come sostiene. L’idea mi ha divertito soprattutto per questo rovesciamento. Il male, invece di presentarsi soltanto come qualcosa di oscuro e terribile, appare anche vanitoso, permaloso e bisognoso di essere riconosciuto. Il fatto che comunichi con i propri discepoli attraverso Internet rende il personaggio ancora più curioso, perché avvicina la fiaba a qualcosa di molto contemporaneo senza trasformarla in una s...

Quanto tempo della nostra giornata passiamo aspettando che inizi qualcos’altro?

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Una parte sorprendentemente grande della nostra vita non viene vissuta nel momento in cui accade, ma proiettata verso quello successivo. Durante il lavoro pensiamo alla sera, il lunedì aspettiamo il weekend, nei mesi più intensi contiamo i giorni che mancano alle ferie. Se abbiamo inviato un messaggio importante, una parte dell’attenzione rimane appesa alla risposta. Prima di un appuntamento sentiamo che la giornata debba ancora cominciare davvero. Quando attraversiamo un periodo complicato, immaginiamo che torneremo a respirare soltanto quando quella fase sarà finita. Il problema non è desiderare qualcosa che deve ancora arrivare. L’attesa fa parte della vita e può essere perfino piacevole. Pensare a un viaggio, attendere una persona cara o immaginare un progetto futuro può dare energia al presente. La difficoltà nasce quando ciò che stiamo vivendo viene trattato soltanto come un corridoio da attraversare per raggiungere qualcos’altro. Una mattina di martedì può diventare semplicement...

Perché un color book digitale non è semplicemente un disegno da riempire

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Quando si apre una pagina da colorare in digitale, la prima impressione può essere quella di avere davanti qualcosa di già deciso: il disegno è pronto, le linee sono lì e sembra che resti soltanto da scegliere un colore dopo l’altro. Poi si comincia davvero, e proprio in quel momento ci si accorge che quella pagina non era affatto così definita come sembrava. Il primo colore cambia già qualcosa, perché non basta scegliere “un blu” o “un verde”. Basta spostarsi verso una tonalità più calda, più polverosa, più accesa o più delicata perché l’immagine inizi a prendere una direzione diversa. Una pagina che sulla carta sembrava tranquilla può diventare vivace, una scena semplice può acquistare eleganza, un soggetto realistico può trasformarsi in qualcosa di più fantasioso senza che nessuno abbia toccato una sola linea del disegno. Questa è una delle cose che mi affascinano di più del colorare in digitale: il disegno non sparisce, ma smette lentamente di essere soltanto quello che aveva immag...

Chi decide quanto deve diventare grande una casa editrice?

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  Crescere è una parola che nel mondo dell’impresa possiede quasi sempre un significato positivo. Più fatturato, più mercati, più titoli, più lettori sembrano indicare una strada inevitabile verso il successo. Nell’editoria, però, la questione diventa molto più delicata, perché una casa editrice non produce semplicemente oggetti da vendere: costruisce nel tempo una voce, un catalogo, un rapporto di fiducia con autori e lettori. Per questo la domanda più interessante non è quanto possa crescere un editore, ma fino a che punto possa farlo continuando a essere riconoscibile. Il dibattito è tornato particolarmente attuale nell’estate del 2026 grazie al rafforzamento della presenza di Feltrinelli nel mercato di lingua spagnola, tra l’apertura della libreria di Montevideo, il nuovo progetto editoriale Feltrinelli Editore e il rilancio di Gribaudo in Spagna. Una strategia che ha riportato l’attenzione su un interrogativo tutt’altro che teorico: essere più grandi significa necessariamente ...