Arsenico e vecchi merletti




Arsenico e vecchi merletti mi fa impazzire perché riesce a essere folle senza diventare stupido, nero senza diventare pesante e irresistibilmente divertente senza avere bisogno di inseguire la battuta a tutti i costi, perché il suo vero motore è quella normalità completamente fuori asse che viene trattata dai personaggi come se fosse la cosa più naturale del mondo. La cosa meravigliosa è proprio questa: davanti a qualcosa di assurdo, inquietante e persino macabro, il film non si irrigidisce mai, continua a correre con una leggerezza quasi sfacciata e ti trascina dentro quella casa dove ogni porta sembra poter nascondere un’altra follia ancora peggiore della precedente.

Cary Grant per me è una macchina impazzita perfetta, perché il suo Mortimer passa continuamente dall’incredulità al panico, dalla disperazione alla necessità di mantenere un minimo di controllo mentre intorno a lui nessuno sembra minimamente intenzionato a collaborare con la realtà. Le sue espressioni, il modo in cui cerca di ragionare in mezzo a un caos che diventa sempre più assurdo, quella sensazione continua di uomo normale finito nel posto sbagliato al momento peggiore possibile mi fanno ridere anche quando so già cosa sta per succedere, perché sembra davvero sul punto di esplodere e invece trova sempre un altro gradino di esasperazione da salire.


 


Le due zie sono il cuore più irresistibile del film, proprio perché sembrano incapaci di capire quanto sia mostruoso quello che fanno e questa innocenza totalmente deformata le rende molto più divertenti di qualsiasi personaggio costruito per essere apertamente comico. Parlano di omicidio quasi con la stessa serenità con cui potrebbero parlare di una torta appena sfornata, e quel contrasto è talmente assurdo da diventare irresistibile, perché il film non cerca mai di dirti quando devi ridere e non insiste sulla stranezza della situazione, semplicemente la lascia vivere davanti a te con una tranquillità quasi scandalosa.

Poi arriva Teddy con il suo mondo personale e tutto diventa ancora più surreale, perché quella casa sembra ormai avere leggi proprie e ogni personaggio aggiunge un livello di follia diverso senza rompere l’equilibrio. La corsa sulle scale, le convinzioni assurde, le entrate e le uscite continue, le persone che si incrociano mentre Mortimer cerca disperatamente di impedire che tutto salti in aria creano un ritmo che a un certo punto sembra quasi musicale, come se il film fosse una grande macchina comica perfettamente montata in cui ogni ingranaggio gira sempre più veloce.

Quello che amo davvero di Arsenico e vecchi merletti è che non ha paura di essere esagerato, teatrale, rumoroso e completamente fuori di testa, perché quella sua esagerazione non sembra mai vuota. Dietro il caos rimane una precisione incredibile, ogni personaggio ha una funzione, ogni assurdità prepara quella successiva e ogni nuovo problema riesce a peggiorare una situazione che sembrava già impossibile da rendere più ingestibile. Più Mortimer cerca di sistemare tutto e più il film sembra divertirsi a schiacciarlo sotto una montagna di problemi sempre più ridicoli.

Alla fine mi lascia addosso quella felicità strana che danno soltanto certe commedie nere quando funzionano davvero, perché hai riso di qualcosa che sulla carta dovrebbe metterti a disagio e invece ti ritrovi completamente conquistata da quella famiglia impossibile, da quella casa piena di segreti e da quel povero Mortimer che vorrebbe soltanto avere una vita normale e scopre nel modo peggiore possibile di essere nato dentro un manicomio perfettamente organizzato. Arsenico e vecchi merletti per me non è soltanto una commedia brillante, è una festa della follia recitata con una convinzione tale da farti accettare qualunque assurdità, e quando finisce resta la voglia di rientrare subito in quella casa sapendo benissimo che sarebbe una pessima idea.

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