La rivincita del possesso fisico
Per anni abbiamo accettato l’idea che possedere un film, un disco o una serie significasse semplicemente poterli trovare online quando ne avevamo voglia, ma nel 2026 quella certezza sta iniziando a incrinarsi. Sempre più persone stanno tornando a comprare CD, vinili, DVD, Blu-ray e perfino cassette, non perché abbiano deciso di rifiutare la tecnologia, ma perché hanno riscoperto una differenza fondamentale: avere accesso a qualcosa non significa necessariamente possederlo. Un abbonamento permette di entrare in una biblioteca enorme, ma quella biblioteca appartiene a qualcun altro, può modificare il proprio catalogo e può indirizzare continuamente le nostre scelte attraverso sistemi di raccomandazione.
Il fenomeno non è soltanto una suggestione nostalgica, perché i numeri mostrano un mercato fisico tutt’altro che scomparso. Secondo il Global Music Report 2026 dell’IFPI lo streaming ha continuato a dominare, rappresentando il 69,6% dei ricavi complessivi. Nello stesso anno, però, i formati fisici sono cresciuti dell’8%, arrivando a 5,3 miliardi di dollari, mentre il vinile ha registrato un incremento del 13,7%, segnando il diciannovesimo anno consecutivo di crescita. Anche i CD hanno chiuso l’anno in positivo, con ricavi aumentati del 3,7%.
Il Regno Unito offre un altro indicatore interessante. Secondo i dati pubblicati dalla Entertainment Retailers Association, nel 2025 i ricavi della musica fisica sono cresciuti dell’11,5%, quelli del vinile del 18,5% e persino i formati fisici minori, prevalentemente cassette, hanno registrato un forte aumento. I negozi di dischi tradizionali, inoltre, hanno portato la propria quota delle vendite fisiche al 41,2%, dopo una crescita di quasi un terzo rispetto al 2021.
Qualcosa di simile sta accadendo anche nel rapporto con film e serie televisive. Il supporto fisico continua a rappresentare una nicchia rispetto allo streaming, ma alcune categorie mostrano una capacità di resistenza notevole: nel mercato britannico il valore del Blu-ray è cresciuto nel 2025, mentre quello del 4K Blu-ray ha registrato un incremento del 19,5%. Un caso particolarmente significativo è arrivato nell’estate 2026 con Stranger Things : la raccolta completa della serie, pubblicata per la prima volta su Blu-ray e 4K UHD, ha superato un milione di sterline di vendite nel Regno Unito nel primo mese dalla distribuzione.
Dietro questi numeri esiste però una trasformazione culturale ancora più interessante. Un’inchiesta pubblicata dal Guardian il 2 ottobre 2026 ha raccolto testimonianze di persone tornate ai supporti fisici perché stanche di dipendere da cataloghi mutevoli, algoritmi e abbonamenti. Alcune hanno ricominciato a cercare DVD nei mercatini e nei negozi dell’usato dopo aver visto scomparire dalle piattaforme programmi che desideravano conservare, mentre altre raccontano di essersi accorte che lo streaming musicale le portava a costruire continuamente playlist senza ascoltare più un album dall’inizio alla fine.
Mettere un vinile sul giradischi, scegliere un CD dalla libreria o inserire un film nel lettore richiede invece una decisione precisa e restituisce all’opera una dimensione materiale. Una copertina, un libretto, una fotografia, un’edizione particolare o perfino i segni lasciati dal tempo costruiscono un rapporto personale che una miniatura visualizzata sullo schermo difficilmente riesce a riprodurre.
La ribellione allo streaming, quindi, non consiste nell’abbandonare Spotify, Netflix o le altre piattaforme per tornare improvvisamente agli anni Novanta, perché la comodità digitale continua a essere centrale nelle nostre abitudini. Sta emergendo piuttosto il desiderio di affiancare all’accesso immediato qualcosa di stabile, personale e indipendente dalle decisioni di una piattaforma. In un’epoca in cui possiamo ascoltare o vedere quasi tutto in pochi secondi, il vero lusso potrebbe essere tornato a essere molto semplice: avere qualcosa su uno scaffale, prenderlo in mano e sapere che continuerà a essere lì.

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