Il Multitasking è un mito
Per molto tempo ci hanno fatto credere che riuscire a fare più cose insieme fosse una qualità. Rispondere a un messaggio mentre si lavora, ascoltare qualcuno controllando le notifiche, guardare una serie con il telefono in mano e iniziare un’attività pensando già a quella successiva. Tutto questo è stato scambiato per efficienza, velocità e capacità di organizzarsi.
La verità è molto meno affascinante: il multitasking, nella maggior parte dei casi, non ci rende più produttivi. Ci rende soltanto più stanchi.
Il cervello non porta avanti davvero due attività che richiedono attenzione nello stesso momento. Passa rapidamente dall’una all’altra, come una persona che continua a cambiare stanza senza riuscire a fermarsi da nessuna parte. Ogni passaggio consuma energia, spezza la concentrazione e aumenta la possibilità di commettere errori. Alla fine della giornata resta la sensazione di aver fatto tantissimo, ma spesso abbiamo soltanto iniziato molte cose senza dedicarci bene a nessuna.
Conosco bene quella sensazione. Apro il computer per scrivere e, dopo pochi minuti, controllo un messaggio. Torno al testo, ma nel frattempo mi viene in mente una cosa da cercare. Apro una nuova pagina, leggo due righe e noto una notifica. Quando finalmente provo a riprendere il lavoro iniziale, devo ricordare da dove ero partita e quale pensiero stessi cercando di sviluppare.
Il tempo non è stato risparmiato. È stato frammentato.
Questa frammentazione sembra innocua perché ogni interruzione dura pochi secondi. Sommate una dopo l’altra, però, le interruzioni ci impediscono di entrare davvero in ciò che stiamo facendo. Rimaniamo sulla superficie, con una parte della mente sempre pronta a scappare altrove.
Fare una cosa alla volta può sembrare lento, soprattutto in una società che premia chi appare continuamente occupato. In realtà è un modo più serio di usare il tempo. Significa scegliere un’attività e concederle la nostra presenza, senza trattarla come un ostacolo da superare il più velocemente possibile.
Quando scrivo, provo a scrivere. Quando guardo un film, cerco di guardarlo davvero. Quando qualcuno mi parla, dovrebbe sentire che lo sto ascoltando, non che sto aspettando il momento giusto per controllare lo schermo. Non sempre ci riesco, perché l’abitudine alla distrazione è diventata fortissima. Riconoscere il problema, però, cambia già il modo in cui vivo le mie giornate.
Il multitasking non rovina soltanto il lavoro. Entra anche nei momenti che dovrebbero farci riposare. Mettiamo una serie televisiva e, dopo pochi minuti, prendiamo il telefono. Scorriamo fotografie, leggiamo commenti, rispondiamo a qualcuno e perdiamo una parte della storia. Più tardi diciamo che la puntata non ci ha coinvolti, senza renderci conto che non le abbiamo dato una vera possibilità.
Lo stesso succede con le attività creative. Colorare, scrivere, fotografare, costruire o fare scrapbooking richiedono un tipo di attenzione tranquilla. Non hanno bisogno di fretta. Il piacere nasce proprio dal gesto, dalla scelta di un colore, dalla cura di un dettaglio e dal tempo trascorso dentro ciò che stiamo creando. Se interrompiamo continuamente quel momento, l’attività perde profondità e diventa un altro compito da completare.
Fare una cosa alla volta non significa vivere in maniera rigida. Nessuno può eliminare ogni imprevisto o ignorare tutte le richieste che arrivano durante la giornata. Significa piuttosto smettere di considerare normale la confusione continua. Possiamo decidere che, per un certo periodo, una sola cosa merita la nostra attenzione.
Anche venti minuti possono bastare. Venti minuti dedicati soltanto a leggere, lavorare, sistemare una stanza o portare avanti un progetto valgono più di un’ora trascorsa saltando tra cinque attività diverse. In quel tempo la mente si calma e smette di rincorrere tutto ciò che potrebbe fare.
Il bisogno di fare più cose insieme nasce spesso dalla paura di non riuscire a concludere abbastanza. Guardiamo l’elenco degli impegni e pensiamo che l’unica soluzione sia accavallarli. Mangiamo mentre lavoriamo, ascoltiamo un messaggio vocale mentre rispondiamo a un’email e trasformiamo ogni pausa in un’occasione per recuperare qualcosa.
Questo modo di vivere, però, non ci restituisce tempo. Ci toglie la possibilità di accorgerci di quello che stiamo facendo.
Perfino le attività semplici diventano più faticose quando la mente è divisa. Un errore deve essere corretto, una frase riletta, una conversazione ricostruita perché non stavamo ascoltando fino in fondo. La fretta crea altro lavoro, mentre la concentrazione riduce la necessità di tornare indietro.
Scegliere una cosa sola richiede anche il coraggio di lasciare temporaneamente da parte tutto il resto. Un messaggio può aspettare qualche minuto. Una notifica non è sempre una richiesta urgente. Un’idea può essere annotata senza abbandonare ciò che stiamo facendo. Non tutto deve ricevere una risposta immediata.
La nostra attenzione è diventata una risorsa contesa. Applicazioni, social network e piattaforme sono costruiti per richiamarci continuamente. Ogni suono, numero rosso o immagine nuova ci fa sentire che potrebbe esserci qualcosa di più interessante altrove. Restare concentrati su un’unica attività è diventato quasi un gesto di resistenza.
Non si tratta di essere perfetti o di trasformare la concentrazione in un’altra prestazione. Anche la mente ha giornate più confuse. Può capitare di perdere il filo, distrarsi e ricominciare. La differenza sta nel non alimentare volontariamente quella confusione aprendo dieci cose insieme.
Quando termino un’attività prima di iniziarne un’altra, provo una soddisfazione diversa. Non è l’euforia nervosa di chi ha corso per ore, ma la tranquillità di aver portato qualcosa fino in fondo. La mente non rimane piena di finestre aperte e pensieri sospesi.
Una cosa alla volta permette anche di scegliere meglio. Posso domandarmi che cosa conta davvero in quel momento, invece di reagire automaticamente a tutto ciò che compare davanti ai miei occhi. La giornata acquista una direzione e non sembra più una serie di interruzioni.
Il multitasking promette di farci guadagnare tempo, ma spesso ci lascia soltanto stanchi, distratti e insoddisfatti. Fare una cosa alla volta non è una rinuncia alla produttività. È un modo per lavorare meglio, riposare davvero e vivere con maggiore presenza.
Non dobbiamo riempire ogni secondo per dimostrare di essere efficienti. Possiamo leggere senza controllare il telefono, guardare un film senza perderne metà, ascoltare una persona senza preparare contemporaneamente una risposta e dedicarci a un progetto senza correre subito verso quello successivo.
La vita non diventa più ricca quando facciamo tutto insieme. Diventa più nostra quando riusciamo a essere davvero presenti in ciò che abbiamo scelto di fare.

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