Chi ha paura del genio del male?, di Daniela Di Benedetto
La prima cosa che colpisce in Chi ha paura del genio del male? è il modo in cui Daniela Di Benedetto prende una figura enorme, minacciosa e quasi assoluta come il Genio del Male e la mette davanti a un problema decisamente inatteso: un piccolo paese che, semplicemente, non gli dà la soddisfazione di averne paura. È proprio da questo contrasto che nasce il fascino della storia, perché Damigiana diventa una specie di minuscola anomalia dentro un mondo ormai abituato alla cattiveria, e il potente Genio si ritrova costretto a dimostrare di essere davvero così invincibile come sostiene.
L’idea mi ha divertito soprattutto per questo rovesciamento. Il male, invece di presentarsi soltanto come qualcosa di oscuro e terribile, appare anche vanitoso, permaloso e bisognoso di essere riconosciuto. Il fatto che comunichi con i propri discepoli attraverso Internet rende il personaggio ancora più curioso, perché avvicina la fiaba a qualcosa di molto contemporaneo senza trasformarla in una semplice storia morale. Sotto l’avventura rimane infatti una piccola provocazione interessante: quanto potere conserva qualcuno quando smettiamo di credere alla sua autorità?
La sfida lanciata agli abitanti di Damigiana rende poi la vicenda irresistibilmente strana nel senso migliore del termine. La profezia secondo cui in primavera nasceranno soltanto cuccioli neri potrebbe sembrare una minaccia quasi grottesca, e invece diventa il centro di una vera corsa contro il tempo. Se nel giorno stabilito nessuno riuscirà a mostrare un animale bianco appena nato, il paese dovrà riconoscere il dominio del Genio. Una condizione tanto bizzarra finisce per funzionare benissimo proprio perché obbliga i personaggi a cercare una soluzione altrettanto fuori dall’ordinario.
Ed ecco entrare in scena il personaggio che personalmente trovo più simpatico nella premessa: un ragazzino annoiato, discolo e tutt’altro che predestinato a diventare il salvatore di qualcuno. Accanto a lui compare un rarissimo gatto bianco, e da quel momento la storia prende la forma di una missione tanto improbabile quanto tenera. Per salvare Damigiana bisognerà aiutare il gatto a raggiungere in Norvegia la sua compagna e sperare nella nascita dei micini bianchi capaci di mandare all’aria i piani del Genio.
È una trovata che racconta bene anche il gusto dell’autrice per l’invenzione narrativa, perché la soluzione non arriva attraverso una forza superiore o un eroe perfetto, ma attraverso un bambino difficile, un animale e una serie di circostanze che trasformano l’assurdo in possibilità. Proprio il ragazzino acquista così un ruolo particolarmente interessante: quello che potrebbe essere considerato soltanto un piccolo combinaguai diventa la persona da cui dipende l’intero paese. Dietro la leggerezza resta quindi anche l’idea che chi viene giudicato troppo in fretta possa sorprendere quando finalmente trova qualcosa per cui vale la pena impegnarsi.
Ho apprezzato inoltre il modo in cui il racconto sembra rivolgersi a lettori giovani senza rinunciare a qualche strizzata d’occhio agli adulti. Il Genio del Male che recluta seguaci attraverso la rete, pretende adorazione e reagisce male quando qualcuno non riconosce la sua grandezza può essere letto come un personaggio fantastico, ma anche come una caricatura molto efficace di certe forme di potere e manipolazione. Daniela Di Benedetto lascia che questi significati emergano dentro la storia, senza appesantirla e senza togliere spazio all’ avventura.
Chi ha paura del genio del male? Mi ha dato quindi l’impressione di una fiaba moderna, ironica e decisamente originale, capace di mettere insieme un paese ribelle, una profezia assurda, un bambino irrequieto, un viaggio verso la Norvegia e un gatto bianco chiamato a fare qualcosa di molto più importante di quanto lui stesso possa immaginare. È proprio questa libertà nel mescolare fantasia, umorismo e una sottile riflessione sul potere a darle personalità, lasciando alla fine una sensazione piacevole: anche il male più arrogante può trovarsi in difficoltà quando incontra qualcuno che decide di non prenderlo per invincibile.

Commenti
Posta un commento